A nove anni ho fatto un sogno. Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie mi lanciai in mezzo a loro e cercai di farli tacere usando pugni e parole. In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. La sua faccia era così luminosa che non riuscivo a fissarla. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: «Dovrai farteli amici non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso». Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante, che non ero capace di parlare di religione a quei monelli. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie e si raccolsero tutti quanti intorno a colui che parlava.

S. Giovanni Bosco – Memorie dell’Oratorio

Prendiamo a prestito la celebre espressione che riassume i desideri educativi di don Bosco: una specie di pietra miliare dell’Oratorio e dell’attenzione ai più giovani. sì perché l’Oratorio è uno spazio educativo che assomiglia ad un cortile, ovvero ad un posto in cui stare, passare, diventare grandi, fare esperienze e soprattutto incontrare volti e voci di Vangelo. Ma è anche un sogno, o meglio uno sguardo aperto sui sogni di Dio, su quanto lui desidera per il bene dei suoi figli. Ogni volta che si mette mano e pensiero all’Oratorio… è come se ci ricordassimo di questo cortile dei sogni, lo rivivessimo, ne condividessimo le fondamenta. Anche dentro le fatiche e le contraddizioni degli ultimi tempi e – a ben vedere – di sempre. Con questa espressione, il cortile dei sogni, desideriamo interagire con la richiesta del Vescovo Antonio che in chiusura della lettera post sinodale «Gesù per le strade» chiede un ripensamento degli Oratori.

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La locandina degli incontri

Questo obiettivo non si onora con un libro né con un articolo né con un incontro più o meno riuscito: chiede piuttosto la pazienza intelligente della condivisione e potrà essere frutto solo di un percorso fatto insieme; a livello parrocchiale, zonale e diocesano. Non ci immaginiamo grandi cerimonie o parate: piuttosto offriamo a tutti del materiale su cui riflettere. Poniamo al centro le alleanze possibili: dentro il tessuto dell’Oratorio, ma anche a livello di zona e di diocesi, tra comunità, associazioni e movimenti, tra educatori e percorsi… È “solo” un inizio, certo; o meglio è “solo” un passo in mezzo ad altri passi. Desideriamo non restare vittime del senso di colpa per grandi mutamenti che hanno riscritto il mondo giovanile e i nostri Oratori, ma anche la società, la famiglia e la scuola.

Piuttosto mettiamo le migliori energie perché ripensando agli Oratori scegliamo bene, mettiamo in fila le risorse, continuiamo a sognare per il meglio. Chiediamo che nessuno si chiami fuori per partito preso o per disimpegno: gli incontri indicati sono organizzati con fiducia. Condividiamo la preghiera e impieghiamo con senso pratico gli strumenti forniti dalla Pastorale Giovanile Diocesana. Come sempre sono pensati per tutti… e magari qualcuno ha idee migliori.